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Piano di studi personalizzato e laboratori di Italiano L2

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

 

È necessario che l’attivazione di un percorso individualizzato e personalizzato per un alunno con Bisogni Educativi Speciali sia deliberata in Consiglio di classe o, nelle scuole primarie, da tutti i componenti del team docenti. Il Piano di Studio Personalizzato (PDP) deve essere firmato dal Dirigente scolastico (o da un docente da questi specificamente delegato), dai docenti di classe e dalla famiglia.

 

PROCEDURA IDEALTIPICA

Il Collegio dei docenti definisce il necessario adattamento dei programmi di insegnamento in relazione al livello di competenza e alle difficoltà dell’alunno straniero. Il Collegio può altresì adottare strumenti compensativi e misure dispensative.
Gli alunni con cittadinanza non italiana necessitano anzitutto di interventi didattici relativi all’apprendimento della lingua italiana e solo in via eccezionale si deve ricorrere alla stesura di un vero e proprio piano didattico personalizzato.
Gli interventi personalizzati devono pertanto avere natura transitoria.
Il percorso didattico, formalizzato dopo una prima fase di osservazione, può essere corretto e rivisto in itinere, in particolare dopo gli scrutini del primo quadrimestre.
Tutti i docenti devono collaborare per l’elaborazione di un eventuale Piano di Studi Personalizzato, selezionando i contenuti e individuando i nuclei tematici fondamentali per ogni disciplina, al fine di permettere all’alunno il raggiungimento degli obiettivi minimi previsti dalla programmazione.

Possono essere adottati interventi individualizzati o per piccoli gruppi di alunni per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, utilizzando ove possibile le risorse professionali della scuola.
Il consolidamento della conoscenza e delle competenze linguistiche può realizzarsi anche tramite l’attivazione di corsi intensivi di lingua italiana sulla base di progetti specifici, anche nell’ambito delle attività aggiuntive di insegnamento per l’offerta formativa.
Entrando nello specifico dei laboratori di Italiano L2, un intervento di alfabetizzazione efficace dovrebbe prevedere per i primi 3-4 mesi moduli intensivi di circa 8-10 ore settimanali. In questa prima fase gli obiettivi da raggiungere riguardano lo sviluppo delle abilità di ascolto e comprensione orale; l’acquisizione del lessico fondamentale e delle strutture grammaticali di base; il consolidamento delle capacità tecniche di letto-scrittura in lingua italiana.
I laboratori possono essere effettuati raggruppando gli alunni non italofoni di classi diverse, ma omogenei per livello linguistico, e possono essere realizzati in collaborazione con gli enti locali.
E’ necessaria una programmazione mirata sui bisogni reali degli alunni, che vanno costantemente ridefiniti sulla base dei progressi di apprendimento.
Per la definizione dei livelli, degli obiettivi di apprendimento e della programmazione didattica è opportuno fare riferimento al Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue.
In questa fase gli studenti che presentano gravi difficoltà linguistiche possono essere esonerati da alcune discipline e i docenti del Consiglio di Classe, in base agli obiettivi del percorso personalizzato, selezionano le unità di apprendimento del programma didattico che richiedono competenze linguistiche meno evolute.
Nella scuola secondaria di primo grado, durante le ore adibite all’insegnamento della seconda lingua comunitaria, lo studente può dedicarsi ad attività di italiano L2 individuali e/o in piccolo gruppo.
Un alunno neo arrivato ha bisogno di tempi più lunghi (circa quattro anni) e di facilitazioni didattiche protratte per imparare la lingua dello studio.
Ogni docente deve assumere quindi il ruolo di facilitatore di apprendimento, utilizzando metodologie e strumenti di facilitazione efficaci e mirati, che sostengano l’acquisizione dell’italiano settoriale, riferito a concetti e saperi disciplinari (utilizzo di glossari, dizionari per immagini e mappe concettuali; utilizzo delle immagini, del linguaggio non verbale e di supporti multimediali; semplificazione delle consegne e dei testi oggetto di studio; cooperative learning e peer tutoring, …).
In questa seconda fase è ancora necessario consolidare e sostenere l’apprendimento della L2 come lingua di contatto, anche se in modo non intensivo.

 

LACUNE E CRITICITA’

Dalla mappatura relativa al sotto-tema in oggetto, effettuata osservando i documenti presenti nei siti internet dei Comuni capo – distretto, degli Uffici Scolastici Territoriali e degli Istituti scolastici dei Comuni capo – distretto delle Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Piacenza, Rimini e analizzando i questionari relativi all’integrazione scolastica degli alunni stranieri somministrati agli Istituti Scolastici delle suddette Province è emerso che:
– solo i Comuni di Bologna, Imola, Casalecchio di Reno, San Lazzaro di Savena, Piacenza, Ravenna, Lugo, Parma, Langhirano, Correggio, Carpi hanno redatto documenti specifici per il proprio territorio relativi all’accoglienza e all’inclusione scolastica degli alunni/studenti stranieri, allo scopo di definire pratiche di riferimento condivise dalle Direzioni Didattiche e dagli Istituti Scolastici;
– non tutti gli Istituti scolastici pubblicano su internet il proprio “Protocollo di accoglienza per gli alunni stranieri” e, di conseguenza, non sono reperibili informazioni relative alla stesura del Piano di Studi Personalizzato e all’organizzazione di laboratori di Italiano L2;
– non tutti i siti pubblicano la normativa di riferimento;
– non tutti gli Istituti scolastici hanno redatto Piani di Studio Personalizzati specifici per gli alunni stranieri;
– gli Istituti scolastici organizzano prevalentemente laboratori di alfabetizzazione in Italiano L2 rivolti ad alunni stranieri neo arrivati, mentre rimane in secondo piano l’apprendimento dell’Italiano per lo studio delle discipline;
– la durata media dei laboratori di Italiano L2 in molti casi è inferiore rispetto alle indicazioni normative e ai reali bisogni degli alunni e raramente corrisponde all’intero anno scolastico;
– in alcuni Istituti i laboratori di Italiano L2 non sono organizzati da facilitatori linguistici specializzati, ma da docenti interni all’Istituti o da insegnanti di sostegno, oppure ancora da docenti in pensione o da operatori volontari non professionisti nel settore;
– non tutti gli Istituti scolastici hanno a disposizione o predispongono uno spazio strutturato adibito esclusivamente ai laboratori di Italiano L2;
– un cospicuo numero di docenti ha espresso il desiderio di approfondire le proprie conoscenze e competenze nell’ambito della didattica dell’Italiano L2;
– tra le proposte elaborate dai docenti per migliorare l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri si indicano in particolare: la disponibilità di maggiori risorse per l’insegnamento dell’Italiano come lingua seconda per la comunicazione e per lo studio, la necessità di percorsi formativi specifici rivolti ai docenti di tutte le discipline, azioni più strutturate a livello di reti di scuole.