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Accoglienza

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

 

PROCEDURA IDEALTIPICA

Al fine di favorire l’inclusione graduale dell’alunno e la socializzazione ogni scuola organizza attività di accoglienza nell’Istituto e nella classe.
A questo scopo si predispongono indicazioni, avvisi e messaggistica plurilingue negli spazi della scuola.

Nella prima fase di accoglienza dell’alunno, se ne emerge la necessità, è possibile richiedere la presenza in classe di un mediatore culturale, per facilitare la comunicazione tra tutti i soggetti e permettere all’alunno di partecipare alle attività proposte, di raccontare di sé, della propria cultura, del proprio Paese e della precedente esperienza scolastica.
Nelle classi della scuola secondaria di primo e secondo grado si può concretizzare l’accoglienza anche attraverso l’individuazione di un ragazzo italiano che svolga la funzione di tutor e di compagno di viaggio dell’alunno straniero.

La Commissione Accoglienza/Intercultura sostiene i docenti in questo percorso, proponendo loro attività strutturate e fornendo sussidi didattici.

Tutti gli insegnanti si impegnano a:
– rilevare e monitorare in itinere i bisogni specifici di apprendimento dell’alunno;
– favorire la partecipazione ai corsi di alfabetizzazione in lingua italiana L2;
– prestare attenzione al clima relazionale all’interno della classe;
– promuovere l’integrazione e l’interazione con i compagni organizzando attività in piccolo gruppo;
– ricercare forme di partecipazione dell’alunno straniero alle attività di classe, anche se non ha ancora acquisito una sufficiente competenza linguistica;
– adeguare i curriculi e le programmazioni disciplinari alle abilità e competenze linguistiche raggiunte dall’alunno (programmare percorsi di apprendimento individualizzati; per la scuola secondaria è necessario valutare se l’alunno è in grado di seguire una seconda o terza lingua straniera; progettare laboratori finalizzati all’ampliamento delle competenze lessicali e solo successivamente all’acquisizione dei contenuti: …)
– individuare modalità di semplificazione e facilitazione linguistica e testuale per ogni disciplina (metodologia laboratoriale; utilizzo di codici extra linguistici; aggiunta di glosse, sottolineatura, scansione in paragrafi titolati, materiali iconici a supporto delle informazioni verbali; …);
– progettare percorsi di educazione interculturale rivolti a tutti gli alunni del gruppo-classe;
– valorizzare la lingua d’origine degli alunni.

Per i primi tre-quattro mesi un alunno neo arrivato frequenta, oltre alle normali attività di classe, laboratori di lingua italiana L2 strutturati in moduli di circa 8-10 ore settimanali. In questa prima fase gli obiettivi da raggiungere riguardano lo sviluppo delle abilità di ascolto e comprensione orale; l’acquisizione del lessico fondamentale e delle strutture grammaticali di base; il consolidamento delle capacità tecniche di letto-scrittura.
I laboratori possono essere effettuati raggruppando gli alunni non italofoni di classi diverse, ma omogenei per livello linguistico, e possono essere realizzati in collaborazione con gli enti locali.
Affinché i percorsi laboratoriali siano efficaci è necessaria una programmazione mirata sui bisogni reali degli alunni, che vanno costantemente ridefiniti sulla base dei progressi di apprendimento.
Per la definizione dei livelli, degli obiettivi di apprendimento e della programmazione didattica è opportuno fare riferimento al Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue.

Gli studenti che presentano gravi difficoltà linguistiche possono essere esonerati da alcune discipline e i docenti del Consiglio di Classe, in base agli obiettivi del percorso personalizzato, selezionano le unità di apprendimento del programma didattico che richiedono competenze linguistiche meno evolute.
Nella scuola secondaria di primo grado, durante le ore adibite all’insegnamento della seconda lingua comunitaria, lo studente può dedicarsi ad attività di italiano L2 individuali e/o in piccolo gruppo.
Se un alunno neo arrivato “immerso” nell’ambiente linguistico della classe impara in tempi abbastanza rapidi l’italiano per capire farsi capire, avrà invece bisogno di tempi più lunghi (circa quattro anni) e di facilitazioni didattiche protratte per imparare la lingua dello studio. In questa seconda fase è ancora necessario consolidare e sostenere l’apprendimento della L2 come lingua di contatto, anche se in modo non intensivo.

Ogni docente assume il ruolo di facilitatore di apprendimento, utilizzando metodologie e strumenti di facilitazione efficaci e mirati, che sostengano l’acquisizione dell’italiano settoriale, riferito a concetti e saperi disciplinari (utilizzo di glossari, dizionari per immagini e mappe concettuali; utilizzo delle immagini, del linguaggio non verbale e di supporti multimediali; semplificazione delle consegne e dei testi oggetto di studio; cooperative learning e peer tutoring, …).

È preferibile non assegnare all’alunno compiti e testi diversificati rispetto a quelli dei compagni, ma predisporre un percorso facilitante che guidi la comprensione e semplifichi il compito richiesto.

È importante sottolineare l’importanza per un bambino neo arrivato di frequentare la classe con i suoi compagni per la maggior parte del tempo/scuola. Essi infatti, insieme alle insegnanti, rappresentano il suo modello linguistico principale e la fonte privilegiata di input comunicativo.

Allo scopo di valorizzare la lingua e la cultura d’origine degli alunni la scuola può utilizzare testi plurilingui e glossari a tema in diverse lingue. Si possono inoltre predisporre momenti di narrazione intercultuale, laboratori di scrittura e traduzione, percorsi curriculari strutturati in chiave interculturale, corsi di insegnamento delle lingue diffuse tra gli allievi in orario extrascolastico.

 

LACUNE E CRITICITA’

Dalla mappatura relativa al sotto-tema in oggetto, effettuata osservando i documenti presenti nei siti internet dei Comuni capo – distretto, degli Uffici Scolastici Territoriali e degli Istituti scolastici dei Comuni capo – distretto delle Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Piacenza, Rimini e analizzando i questionari relativi all’integrazione scolastica degli alunni stranieri somministrati agli Istituti Scolastici delle suddette Province è emerso che:

  • solo i Comuni di Bologna, Imola, Casalecchio di Reno, San Lazzaro di Savena, Piacenza, Ravenna, Lugo, Parma, Langhirano, Correggio, Carpi hanno redatto documenti specifici per il proprio territorio relativi all’accoglienza e all’inclusione scolastica degli alunni/studenti stranieri, allo scopo di definire pratiche di riferimento condivise dalle Direzioni Didattiche e dagli Istituti Scolastici;
  • non tutti gli Istituti scolastici hanno pubblicato nel sito internet il “Protocollo per l’accoglienza degli alunni stranieri” e, pertanto, non è possibile dedurre gli interventi attuati in queste scuole per facilitare l’accoglienza e l’inserimento scolastico degli alunni stranieri;
  • non tutti i “Protocolli di accoglienza” degli Istituti scolastici approfondiscono il tema dell’inserimento in classe degli alunni;
  • la normativa di riferimento non è presente in tutti i siti;
  • non tutti gli Istituti scolastici hanno istituito una Commissione Accoglienza;
  • la maggior parte degli Istituti scolastici che hanno risposto al questionario non dispongono di materiali informativi e di scritte plurilingui per gli alunni stranieri e per le loro famiglie;
  • non tutti gli Istituti scolastici hanno attivato percorsi di mediazione interculturale nonostante la presenza di alunni stranieri neo arrivati;
  • gli Istituti scolastici organizzano prevalentemente laboratori di alfabetizzazione in Italiano L2 rivolti ad alunni stranieri neo arrivati, mentre rimane in secondo piano l’apprendimento dell’Italiano per lo studio delle discipline;
  • la durata media dei laboratori di Italiano L2 in molti casi è inferiore rispetto alle indicazioni normative e ai reali bisogni degli alunni e raramente corrisponde all’intero anno scolastico;
  • in alcuni Istituti i laboratori di Italiano L2 non sono organizzati da facilitatori linguistici specializzati, ma da docenti interni all’Istituti o da insegnanti di sostegno, oppure ancora da docenti in pensione, mediatori interculturali o da operatori volontari non professionisti nel settore;
  • non tutti gli Istituti scolastici hanno a disposizione o predispongono uno spazio strutturato adibito esclusivamente ai laboratori di Italiano L2;
  • molti Istituti scolastici non attivano percorsi di Educazione Interculturale;
  • solo pochi Istituti valorizzano la lingua e la cultura d’origine degli alunni stranieri;
  • numerosi docenti hanno espresso il desiderio di approfondire tematiche relative all’accoglienza e all’inserimento scolastico degli alunni stranieri, quali: didattica dell’Italiano L2, ruoli e competenze specifiche di facilitatori linguistici e mediatori interculturali, tecniche di accoglienza degli alunni stranieri neo arrivati, modalità di relazione con le famiglie degli studenti non italofoni;
  • tra le proposte elaborate dai docenti per migliorare l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri si indicano in particolare: la disponibilità di maggiori risorse per l’insegnamento dell’Italiano come lingua seconda per la comunicazione e per lo studio, la necessità di percorsi formativi specifici rivolti ai docenti di tutte le discipline, azioni più strutturate a livello di reti di scuole.