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Educazione Interculturale

RIFERIMENTI NORMATIVI

 

PROCEDURA IDEALTIPICA

Praticare l’intercultura a scuola non significa limitarsi a predisporre strategie di sostegno e misure dispensatorie di carattere speciale per l’integrazione degli alunni stranieri.
L’educazione interculturale come educazione alla diversità deve tendere a svilupparsi su due dimensioni complementari. La prima mira ad ampliare il campo cognitivo, fornendo informazioni e promuovendo la capacità di decentramento, con l’obiettivo di mostrare la varietà di punti di vista da cui è possibile osservare una situazione. La relativizzazione dei parametri e dei concetti è finalizzata a promuovere atteggiamenti di apertura e sensibilità verso la diversità.

La seconda dimensione intende agire anche sul piano affettivo e relazionale, attraverso il contatto, il dialogo, l’ascolto attivo, la condivisione delle esperienze, il lavoro cooperativo.

In sintesi, è necessario operare in un’ottica interdisciplinare, lavorando sugli aspetti cognitivi e relazionali più che sui contenuti, evitando la decontestualizzazione culturale e il rischio di folklorizzazione e di esotismo.

Infine, la presenza di immigrati nella classe può rendere più evidenti alcuni meccanismi naturali come le categorizzazioni, gli stereotipi e i pregiudizi, che sono alla base di etnocentrismi e atteggiamenti razzisti e xenofobi. L’educazione interculturale deve comprendere la dimensione dell’antirazzismo all’interno di un quadro globale di incontro tra persone di culture diverse.

LACUNE E CRITICITA’

Dalla mappatura relativa al sotto-tema in oggetto, effettuata osservando i documenti presenti nei siti internet dei Comuni capo – distretto, degli Uffici Scolastici Territoriali e degli Istituti scolastici dei Comuni capo – distretto delle Province di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Ravenna, Reggio Emilia, Piacenza, Rimini e analizzando i questionari relativi all’integrazione scolastica degli alunni stranieri somministrati agli Istituti Scolastici delle suddette Province è emerso che:

  • non in tutti i siti è disponibile la normativa di riferimento;
  • solo i Comuni di Bologna, Imola, Casalecchio di Reno, San Lazzaro di Savena, Piacenza, Ravenna, Lugo, Parma, Langhirano, Correggio, Carpi hanno redatto documenti specifici per il proprio territorio relativi all’accoglienza e all’inclusione scolastica degli alunni/studenti stranieri, allo scopo di definire pratiche di riferimento condivise dalle Direzioni Didattiche e dagli Istituti Scolastici;
  • non tutti gli Istituti scolastici pubblicano su internet il proprio “Protocollo di accoglienza per gli alunni stranieri” e, di conseguenza, non sono sempre reperibili informazioni inerenti le attività riconducibili all’area dell’educazione interculturale;
  • nel Piano dell’Offerta Formativa di molti Istituti scolastici, nella sezione dedicata ai progetti interculturali, compaiono solo i corsi di alfabetizzazione di Italiano L2 per alunni neo arrivati;
  • molti Istituti scolastici non attivano percorsi di educazione interculturale;
  • tra i bisogni formativi espressi dai docenti che hanno compilato il questionario emergono: l’approfondimento delle proprie conoscenze sugli aspetti culturali delle comunità migranti presenti sul territorio di riferimento, la rielaborazione dei curricoli disciplinari in chiave interculturale, la gestione e la mediazione dei conflitti, le modalità di relazione con le famiglie degli alunni non italofoni.