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Idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria

- AI FINI DEL DIRITTO ALL’UNITA’ FAMILIARE: RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE / COESIONE FAMILIARE / PERMESSO DI SOGGIORNO UE PER SOGGIORNANTI DI LUNGO PERIODO

- AI FINI DELL’ATTIVITA’ LAVORATIVA

 

Normativa Europea

Normativa Nazionale

Normativa Regionale

 

Le certificazioni di idoneità alloggiativa o idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria sono attestazioni che vengono richieste al cittadino straniero in diverse situazioni, tra queste le più rilevanti sono il ricongiungimento familiare / coesione familiare, il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo esteso ai familiari, la regolarizzazione (sanatoria / emersione del lavoro irregolare), e il primo ingresso per lavoro (decreto flussi). Il rilascio di tali certificati è normato in maniera differente a seconda della casistica sopracitata e fa riferimento a legislazione sia nazionale, sia regionale, sia locale e ciò rende molto variegata la documentazione richiesta al cittadino per ottenerli.

Oltre ai casi già descritti, la normativa vigente prevede anche l’accertamento della sola idoneità igienico sanitaria al momento dell’iscrizione o variazione anagrafica. La L. 94/09 all’art. 1 c. 18 ha modificato il Regolamento Anagrafico che ora prevede all’Art. 1 che “L’iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica possono dar luogo alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie”. E’ importante denotare che tale modifica riguarda sia cittadini italiani sia cittadini stranieri e che l’accertamento rimane una facoltà del Comune e non un obbligo. Un Comune che decida di operare questi accertamenti deve quindi farli a campione, in quanto esercitarli solo quando il richiedente è un cittadino straniero si configura come una vera e propria discriminazione. Inoltre l’eventuale inidoneità non può comunque ostacolare il procedimento d’iscrizione anagrafica, che deve restare vincolato ai presupposti di dimora abituale, come richiamato più volte dall’UNAR, da più sentenze di Tribunali e dallo stesso Ministero dell’Interno. Infatti la Circolare del 29/05/1995 n° 8 così riporta: “la funzione dell’anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi anch’essi degni di considerazione, quale ad esempio l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico.”

Nei paragrafi successivi ci occuperemo però delle principali casistiche, diverse dall’iscrizione anagrafica, ove tale certificazione di idoneità alloggiativa o idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria (quest’ultima, comprensiva quindi di entrambe le valutazioni, è prevista solo per ricongiungimento familiare / coesione familiare) è richiesta ai soli cittadini stranieri.

 

IDONEITA’ ALLOGGIATIVA ED IGIENICO SANITARIA AI FINI DEL DIRITTO ALL’ UNITA’ FAMILIARE

Ricongiungimento familiare

La normativa italiana consente l’ingresso in Italia di un cittadino extra UE per motivi familiari, tramite la procedura di richiesta di Nulla Osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione territorialmente competente, che verificherà la sussistenza dei necessari requisiti da parte del familiare già regolarmente soggiornante. Una volta ottenuto il Nulla Osta, il familiare da ricongiungere si recherà alla Rappresentanza consolare del Paese di residenza per richiedere il rilascio del visto per motivi familiari, con il quale potrà fare ingresso nel territorio italiano e procedere alla richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari.

Tra i requisiti richiesti ai cittadini stranieri regolarmente soggiornanti che intendano ricongiungere uno o più familiari extra UE (di cui all’art. 29 commi 1, 1bis, 1 ter, 2, 5 del TUI), ad eccezione dei titolari di protezione internazionale, vi è la disponibilità di un “alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali” (art. 29 c. 3 lettera a del TUI). Il c.d. Pacchetto Sicurezza, con l’art. 1 c. 19, ha così modificato l’art. 29 del TUI sopprimendo il riferimento ai parametri stabiliti dalle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica ed introducendo l’obbligo di certificare in un unico documento sia l’idoneità abitativa sia i requisiti igienico sanitari, come chiarito dalla circolare Ministero Interno 27/08/2009 n. 4820. Nonostante il DPR 394/99 art. 6 comma 1 lettera c specifichi ancora che l’attestazione può essere rilasciata dall’ufficio comunale o dall’Azienda unità sanitaria locale, in base ai criteri gerarchico e cronologico che regolano il sistema delle fonti del diritto, la norma dell’art. 29 c. 3 lettera a del TUI (modificata dal c.d. Pacchetto Sicurezza), che è norma di rango primario, prevale sulle norme di rango secondario che sono contenute nel regolamento di attuazione del TUI (DPR 394/99, modificato dal DPR 334/2004), sicché le verifiche ai fini del ricongiungimento familiare devono essere compiute dagli uffici comunali.

La modifica apportata dal Pacchetto Sicurezza all’art. 29 del TUI attua il principio definito nell’art. 7 c. 1 lettera a della Direttiva 2003/86/CE, che dice: “Al momento della presentazione della domanda di ricongiungimento familiare, lo Stato membro interessato può chiedere alla persona che ha presentato la richiesta di dimostrare che il soggiornante dispone di un alloggio considerato normale per una famiglia analoga nella stessa regione e che corrisponda alle norme generali di sicurezza e di salubrità in vigore nello Stato membro interessato”.

La Circolare Ministero Interno 18/11/2009 n. 7170, allo scopo di individuare parametri di idoneità abitativa uniformi su tutto il territorio nazionale, afferma che “i Comuni, nel rispetto della propria autonomia, nel rilasciare la certificazione relativa all’idoneità abitativa, possono fare riferimento alla normativa contenuta nel Decreto 5 luglio del 1975 del Ministero della sanità che stabilisce i requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione e che precisa anche i requisiti minimi di superficie degli alloggi, in relazione al numero previsto degli occupanti.” Il Decreto 5 luglio del 1975 stabilisce che l’abitazione deve rispettare, oltre a specifici criteri relativi a illuminazione, acustica, condensazione, i seguenti requisiti:

Superficie per abitante:
1 abitante 14 metri quadrati
2 abitanti 28 metri quadrati
3 abitanti 42 metri quadrati
4 abitanti 56 metri quadrati
Per ogni abitante successivo + 10 metri quadrati
Composizione dei locali:
Stanza da letto per 1 persona 9 metri quadrati
Stanza da letto per 2 persone 14 metri quadrati
+ una stanza soggiorno di 14 metri quadrati
Per gli alloggi monostanza:
1 persona 28 metri quadrati (comprensivi del bagno)
2 persone 38 metri quadrati (comprensivi del bagno)
Altezza minima: 2,70 metri
Deroga fino a 2,55 metri per i comuni montani
Deroga fino a 2,40 metri per i corridoi, i bagni, i disimpegni e i ripostigli
Aerazione: Soggiorno, stanze da letto e cucina con finestra apribile
Bagno, quando non dotato di finestra, munito di impianto di aspirazione meccanica
Impianto di riscaldamento: Quando le condizioni climatiche locali lo rendano necessario.

 

La maggior parte dei Comuni si è adeguata al DM 05.07.75, in molti casi adottando un apposito regolamento Comunale in grado di tradurre norme molto generiche per adattarle a diverse zone geografiche o climatiche d’Italia. Già il Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 demandava ai regolamenti locali di igiene e sanità di stabilire le norme per la salubrità delle abitazioni, secondo le istruzioni di massima emanate dal Ministero dell’Interno. Non essendo tuttavia vincolanti le indicazioni della Circolare Ministero Interno n. 7170, in alcuni territori si è scelto di utilizzare altri criteri (ad es. i Comuni della Provincia di Parma hanno deciso di continuare ad applicare i parametri del Protocollo da essi firmato prima dell’entrata in vigore del c.d. Pacchetto Sicurezza, integrando però la verifica dei requisiti igienico sanitari). La conseguenza di questa libertà decisionale lasciata ai Comuni rischia però di innescare, nel cittadino straniero, la ricerca della disponibilità alloggiativa nel territorio con i criteri più vantaggiosi.

Resta inoltre problematica la vaghezza del concetto di “idoneità abitativa” citato dal nuovo art 29, c.3 l. a. Esisteva un permesso di “abitabilità”: infatti l’art 43 c. 2 del DPR 223/89 dice: “a costruzione ultimata e comunque prima che il fabbricato possa essere occupato, il proprietario deve presentare al Comune apposita domanda per ottenere sia l’indicazione del numero civico, sia il permesso di abitabilità, se trattasi di fabbricato ad uso abitazione ovvero di agibilità, se trattasi di fabbricato destinato ad altro uso” ma ad oggi, ai sensi del DPR 380/01 (artt. 24-26) il certificato è stato unificato per tutti gli immobili nel certificato di “agibilità”, il cui obbligo è in capo al proprietario, che può essere sanzionato in caso di inadempienza. Rimangono sprovviste di tale certificato molte abitazioni non recenti, per le quali, tranne in caso di ristrutturazione, non è obbligatorio, ed è evidente che tale eventuale mancanza non possa ricadere sull’inquilino. In riferimento al certificato di agibilità, nella regione Emilia Romagna le disposizioni del DPR 380/2001 vengono però disapplicate (art. 60 L.R. del 30/07/2013 n. 15), in quanto nella stessa normativa regionale viene introdotto il CCEA, Certificato di Conformità Edilizia e Agibilità (art. 23 L.R. del 30/07/2013 n. 15).

A prescindere dai parametri della normativa nazionale e locale, è importante sottolineare che, alla base di ogni procedura di rilascio della certificazione, dovrebbe esserci la verifica della legale disponibilità dell’alloggio da parte dello straniero. Tale accertamento non deve ridursi ad un controllo formale della documentazione presentata, bensì configurarsi come una verifica sostanziale della reale disponibilità di un alloggio: non sono rari i casi di simulazione di contratto, in cui l’atto è formalmente ineccepibile ma in realtà l’alloggio non è mai stato realmente ceduto. La frequente mancanza di un accertamento sostanziale di tale disponibilità in capo al richiedente, ad esempio tramite

Il controllo delle ricevute di avvenuto pagamento, della regolarità dei contratti di comodato, della veridicità delle dichiarazioni di ospitalità (ex art. 7 del TUI), può far proliferare situazioni di illegalità e anche di sfruttamento, nel caso in cui venga corrisposto un pagamento in cambio di documentazione fittizia. Fondamentale è che la legale disponibilità dell’alloggio sia garantita nel momento in cui i familiari faranno ingresso in Italia.

Per i lavoratori che non possano dimostrare la legale disponibilità dell’alloggio, per esempio domestici o custodi che vivano in un alloggio nelle disponibilità del datore di lavoro, esiste una deroga, ma solo se intendono ricongiungere un figlio minore di anni 14 che entrerà in Italia unitamente a loro o al seguito dell’altro genitore. L’art. 29 c. 3 lettera a del TUI dice infatti: “nel caso di un figlio di età inferiore agli anni quattordici al seguito di uno dei genitori, è sufficiente il consenso del titolare dell’alloggio nel quale il minore effettivamente dimorerà”, il che significa che sarà comunque necessaria la certificazione di idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria ma, come ha chiarito la Circolare Ministero Interno n. 677 del 20/02/2007, nel caso in cui il ricongiungimento preveda il coniuge oltre ad un minore infraquattordicenne, quest’ultimo andrà escluso dal computo totale dei componenti il nucleo familiare dell’alloggio.

Spesso però questa deroga, le cui intenzioni originarie non sono state esplicitate dal legislatore, è interpretata in modi diversi sia dagli enti accertatori dell’idoneità, sia dalle Prefetture e Questure. Una delle prassi più comuni è quella di non chiedere nessuna certificazione se si ricongiunge soltanto un minore di anni 14 e di escludere sempre, dal computo totale delle persone che abiteranno l’alloggio, un infraquattordicenne anche se già presente e non appartenente al nucleo del richiedente il ricongiungimento.

Altra questione controversa è il cosiddetto “ricongiungimento disgiunto”, descritto nella Circolare Ministero Interno n. 1575 del 04/04/2008, che dice: “qualora il richiedente indichi un alloggio diverso dalla sua attuale residenza, il requisito potrà essere considerato soddisfatto sia nel caso in cui si accerti che il richiedente intenda trasferirsi in esso all’arrivo dei familiari richiesti, sia nel caso in cui il richiedente intenda assicurare agli stessi una sistemazione alloggiativa diversa dalla propria. In tali ipotesi, oltre all’esibizione della documentazione attestante l’idoneità alloggiativa da presentare allo Sportello Unico da parte del richiedente, lo straniero ricongiunto dovrà produrre, all’atto della richiesta del permesso di soggiorno, il titolo per il quale si detiene l’alloggio e, ottenuta l’iscrizione anagrafica (da richiedersi entro 20 giorni dalla presentazione della richiesta del permesso di soggiorno ai sensi degli articoli 2  della legge n. 1228/54, Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente, e 13  del D.P.R. n. 223/89, Approvazione del Regolamento anagrafico della popolazione residente) la relativa documentazione probatoria.” In molte città però viene consentito al richiedente di far accertare l’idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria in un alloggio di cui non abbia la legale disponibilità, né al momento dell’accertamento, né in seguito (come invece indicato dalla Circolare).

La formulazione della Circolare solleva inoltre un problema in caso di ricongiungimento del coniuge: l’art. 143 del Codice Civile fissa infatti l’obbligo di coabitazione dei coniugi (“Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”). Inoltre i coniugi devono scegliere insieme dove andranno a vivere, in base all’art. 144 del Codice Civile: “I coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa”. Tuttavia, non si può più attribuire al dovere di coabitazione il significato originario di convivenza fisica ed è necessario separare il concetto di coabitazione da quello di residenza familiare. Per la fissazione della residenza familiare la legge prevede che vi sia l’accordo tra i coniugi, ma contemporaneamente lascia la possibilità a ciascuno di essi la facoltà di eleggere il proprio domicilio nel luogo in cui abbia i propri interessi e affari (art. 45 del Codice Civile), necessari per soddisfare l’obbligo di collaborare e contribuire all’assolvimento dei bisogni della famiglia. Perciò il valore fondamentale, che la legge tutela, è la famiglia, perseguita attraverso la comunione materiale e spirituale di vita, di cui la coabitazione (nel senso di vicinanza fisica) non rappresenta un fattore essenziale.

Coesione familiare

Il permesso di soggiorno per motivi familiari è rilasciato, oltre che ai cittadini stranieri che fanno ingresso con visto per motivi familiari, anche nei casi di coesione familiare (art. 30 TUI), ovvero quando un cittadino straniero, già regolarmente soggiornante ad altro titolo, chiede di convertire il proprio titolo di soggiorno in permesso per motivi familiari. Tale richiesta può essere avanzata entro un anno dalla scadenza del titolo di regolarità, se sul territorio è presente un familiare già regolarmente soggiornante (tra quelli definiti dall’art. 29 commi 1, 1bis, 1 ter, 2, 5 TUI) in possesso dei requisiti di cui all’art. 29 c.3 TUI. I requisiti e la documentazione richiesti per il rilascio del certificato di idoneità alloggiativa ed igienico sanitaria nei casi di coesione familiare sono quindi i medesimi del ricongiungimento familiare.

Rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo

Il cittadino straniero, in possesso dei requisiti necessari (art. 9 c. 1 TUI) per chiedere il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo per sé e i familiari di cui all’art. 29 c. 1 del TUI, è tenuto a presentare, prima dell’inoltro dell’istanza di rilascio alla Questura di competenza, tra gli altri documenti anche la certificazione di idoneità alloggiativa. La Direttiva 2003/109/CE del 25/11/2003, all’art. 7 dice che la documentazione richiesta può comprendere quella relativa “all’alloggio adeguato”. L’Italia ha deciso di comprenderla: infatti l’art. 9 c. 1 afferma la necessità di “un alloggio idoneo che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica ovvero che sia fornito dei requisiti di idoneità igienico-sanitaria accertati dall’Azienda unità sanitaria locale competente per territorio”. Il Regolamento d’attuazione del TUI (DPR 394/99) all’art. 16 c.4 lettera b riporta: “la disponibilità di un alloggio, a norma dell’articolo 29, comma 3, lettera a), del testo unico. A tale fine l’interessato deve produrre l’attestazione dell’ufficio comunale circa la sussistenza dei requisiti di cui al medesimo articolo 29 del testo unico ovvero il certificato di idoneità igienico-sanitaria rilasciato dall’Azienda unità sanitaria locale competente per territorio”. Quindi il cittadino potrà richiedere l’attestazione o all’ufficio comunale o in alternativa all’ASL di competenza.

Come già evidenziato precedentemente, la normativa nazionale rimanda ai parametri minimi stabiliti dalle leggi regionali; nel caso della Regione Emilia Romagna però la Legge Regionale 24 del 8/8/2001 (disciplina alloggi ERP) non definisce parametri standard ma assegna ai Comuni la competenza di regolamentare l’assegnazione degli alloggi e definire i relativi criteri anche abitativi. Ad esempio, tutti i Comuni della provincia di Parma, tenendo conto dell’autonomia regolamentare regionale, hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa per adottare una procedura operativa omogenea, completa di modulistica, documentazione necessaria e facoltativa e tabella di riferimento per l’individuazione dello standard abitativo utile ai fini degli adempimenti previsti dal TUI, lasciando però alla discrezionalità dei singoli Comuni la decisione se effettuare il sopralluogo o procedere al rilascio della certificazione in base ai documenti presentati.

All’accertamento della legale disponibilità dell’alloggio per sé e per i familiari ai fini del rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo si applicano gli stessi criteri interpretativi indicati a proposito del ricongiungimento familiare, ma l’art. 9 c. 1 del TUI non fa espresso rinvio all’alloggio come definito nell’art. 29, c. 3 lettera a del TUI (anche se nel DPR 394/99 all’art. 16 c.4 lettera b viene fatto riferimento all’alloggio così come definito all’art. 29, in base al criterio gerarchico e cronologico che regola le fonti del diritto, il TUI, che è norma di rango primario, prevale sul Regolamento di attuazione dello stesso (DPR 31/08/1999 n. 394), che è norma di rango secondario). Essendo il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo un titolo di soggiorno a tempo indeterminato valido in tutta la UE e disciplinato da una direttiva UE, l’art. 9 che lo definisce prevede requisiti diversi e in parte più severi e non prevede alcuna clausola di favore per i figli infraquattordicenni, come invece accade per il ricongiungimento.

IDONEITA’ ALLOGGIATIVA ED IGIENICO SANITARIA AI FINI DELL’ATTIVITA’ LAVORATIVA

Ingresso in Italia per lavoro subordinato a seguito di decreto flussi

Il datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia che intende instaurare un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato (anche stagionale di cui all’art. 24 del TUI) o indeterminato con uno straniero residente all’estero, all’interno della programmazione annuale degli ingressi per attività lavorativa subordinata (quote del Decreto Flussi secondo l’art. 21 del TUI), dovrà fare richiesta di Nulla Osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione territorialmente competente, che verificherà la sussistenza dei necessari requisiti (art. 30 bis c. 2 del DPR 394/99). La documentazione da presentare prevede anche “idonea documentazione relativa alle modalità di sistemazione alloggiativa per il lavoratore straniero” (art. 22 c. 2 lettera b del TUI), definita anche dall’art. 8 bis del DPR 394/99 “un alloggio fornito di requisiti di abitabilità e idoneità igienico sanitaria, o che rientri nei parametri previsti dal testo unico”, la cui sussistenza dovrà essere indicata nella proposta di contratto di soggiorno (art. 22 c. 2 lettera c del TUI). Il contratto di soggiorno è un documento che riporta, oltre ai dati del datore di lavoro e del lavoratore, le caratteristiche contrattuali del rapporto lavorativo, l’impegno al pagamento da parte del datore di lavoro delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di provenienza e “la garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilità di un alloggio per il lavoratore che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica” (art. 5 bis c. 1 del TUI). In caso di esito positivo della richiesta di Nulla Osta il lavoratore a seguito del rilascio del visto potrà fare ingresso in Italia; entro 8 giorni lavorativi dovrà recarsi, insieme al datore di lavoro, presso lo Sportello Unico Immigrazione per sottoscrivere il contratto di soggiorno, che dovrà obbligatoriamente contenere le garanzie ed impegni sopra citati, pena il non rilascio del permesso di soggiorno. L’art. 35 c. 1 del DPR 394/99 specifica che oltre alla certificazione di idoneità alloggiativa è necessario esibire “un titolo idoneo a comprovare l’effettiva disponibilità dell’alloggio”.

In passato la normativa prevedeva l’obbligo della stipula del contratto di soggiorno per ogni assunzione di cittadini stranieri e per il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato (anche stagionale). Il Decreto Legislativo n. 40/2014 (art. 2 c. 1 lettera a) ha abolito quest’obbligo, tranne per i casi di nuovi ingressi a seguito di nulla osta per lavoro, conversione da altro titolo di soggiorno a permesso per lavoro subordinato, regolarizzazione / sanatoria.

Purtroppo alcuni datori di lavoro continuano a richiedere al lavoratore straniero di produrre la certificazione che attesti l’effettiva idoneità alloggiativa, ciò si configura come discriminazione secondo l’art. 43 c. 2 lettera c) del TUI: “chiunque illegittimamente imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire l’accesso all’occupazione, all’alloggio, all’istruzione, alla formazione e ai servizi sociali e socioassistenziali allo straniero regolarmente soggiornante in Italia soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, religione, etnia o nazionalità”. Quindi se per il primo ingresso è legittimo chiedere la verifica della disponibilità di un alloggio idoneo, esigerla per uno straniero già regolarmente presente sul mercato del lavoro italiano si delinea come violazione della parità di trattamento fra lavoratori italiani e stranieri (art. 10 Convenzione sui lavoratori migranti n. 143 del 1975 dell’O.I.L.).

Regolarizzazione

Nei casi di emanazioni di Decreti che permettano eccezionalmente di sanare situazioni lavorative già in essere di cittadini stranieri irregolari, il datore di lavoro italiano o straniero regolarmente soggiornante in Italia che intende regolarizzare il rapporto di lavoro, dovrà attenersi alle istruzioni indicate nel Decreto. Di norma la documentazione richiesta ricalca quella prevista per gli ingressi tramite Nulla Osta al lavoro, e comprende dunque la stipula del contratto di soggiorno con l’indicazione della sistemazione alloggiativa del lavoratore.

Elenco dei requisiti di accesso e dei documenti necessari al richiedente

In merito ai requisiti d’accesso per il rilascio della certificazione a seconda delle casistiche trattate vi sono alcune certezze, che si possono desumere dalla normativa di riferimento: tutti i richiedenti devono essere regolarmente soggiornanti e, nel caso di rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo esteso ai familiari, il richiedente e questi ultimi devono essere residenti nell’alloggio per cui si chiede la certificazione.

Per quanto riguarda invece la documentazione necessaria per il rilascio della certificazione non esiste un riferimento normativo a livello nazionale che la indichi: questa lacuna, unitamente alla varietà delle tipologie di richieste, ha generato le prassi più disparate. Alcuni Comuni procedono in completa autonomia, altri invece hanno stipulato accordi a livello locale che stabiliscono l’elenco dei documenti utili per la ricezione della domanda. Rimane implicito l’obbligo di indicare i dati anagrafici del richiedente, delle persone già presenti nell’alloggio (residenti o domiciliati) e delle persone che eventualmente vi andranno ad abitare. Per tutti gli altri dati e/o documenti richiesti possono esserci enormi differenze, anche tra Comuni della stessa Provincia. Ad esempio, già solo riguardo all’alloggio, alcuni enti accertatori richiedono documentazione che spazia dall’autocertificazione (talvolta senza sopralluogo o con verifica a campione) fino ad arrivare a visure catastali, certificati di agibilità, planimetrie, conformità degli impianti etc.…Anche il pagamento per il rilascio della certificazione (che può superare il centinaio di euro) in alcuni casi diviene documentazione indispensabile per procedere all’accertamento, in altri casi quest’ultimo è completamente gratuito.

Lo stesso arbitrio da parte degli enti si riscontra sia nella tempistica del rilascio della certificazione, sia nella determinazione della sua scadenza.

In conclusione, sarebbe auspicabile sia per gli enti, sia per gli utilizzatori che, almeno a livello regionale, si arrivasse ad un accordo che stabilisca dei criteri omogenei ed un elenco condiviso di documenti necessari a seconda delle varie casistiche.

 Procedura “idealtipica” di accesso al servizio

 IDONEITA’ ALLOGGIATIVA ED IGIENICO SANITARIA AI FINI DEL DIRITTO ALL’ UNITA’ FAMILIARE

Ricongiungimento familiare / coesione familiare / rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo

Il cittadino straniero regolarmente soggiornante deve recarsi presso l’ente del proprio territorio deputato al rilascio della certificazione di idoneità, specificando i propri dati anagrafici, quelli delle persone presenti nell’alloggio e quelli dei familiari, ed indicando l’esatta ubicazione dell’immobile per il quale si richiede la certificazione. Come accennato sopra, sarà l’ente stesso a specificare se è necessario un pagamento e quali documenti presentare a supporto della richiesta. Il cittadino straniero dovrà quindi attendere il rilascio della certificazione, la cui tempistica dipenderà dal tipo di verifiche che verranno svolte dell’ente ed anche dalla decisione di effettuare o meno il sopralluogo. L’ente potrà richiedere integrazioni documentali a supporto della pratica e a procedura ultimata verrà rilasciata la certificazione che attesterà l’esito di idoneità o non idoneità dell’alloggio.

IDONEITA’ ALLOGGIATIVA AI FINI DELL’ ATTIVITA’ LAVORATIVA

Ingresso in Italia per lavoro subordinato a seguito di decreto flussi / della regolarizzazione

La procedura è la stessa descritta sopra, tranne il fatto che in questa casistica il richiedente la certificazione sarà il datore di lavoro, che dovrà specificare i propri dati anagrafici, quelli delle persone presenti nell’alloggio e quelli del lavoratore.

Lacune e criticità nell’erogazione del servizio

Per comprendere quali fossero gli aspetti più problematici legati a questa tematica sono stati creati dei questionari, formulati con 2 domande a risposta aperta con la possibilità di indicarne fino a un massimo di 4, ordinandole dalla più importante alla meno importante. La prima domanda era incentrata sulle criticità rilevate dagli operatori nell’erogazione del certificato, mentre la seconda chiedeva di indicare le esigenze formative degli operatori rispetto alla stessa tematica. Sono stati somministrati 11 questionari agli enti preposti al rilascio della certificazione nei capoluoghi di provincia (per la Provincia di Forlì / Cesena sono stati inviati 3 questionari in quanto 3 gli enti coinvolti). I questionari sono stati inviati via posta elettronica e purtroppo, nonostante numerosi solleciti anche telefonici, dopo 2 mesi dall’invio i questionari ritornati sono stati solo 5. Sia per le criticità che per le esigenze formative si sono rilevate risposte molto differenziate. Riguardo le criticità emerge come principale problematica il “conteggio” delle persone presenti (residenti / domiciliati). Rispetto alla formazione si riscontra l’esigenza di maggiori delucidazioni sulla valutazione della documentazione tecnica (contratti di locazione, visure catastali, planimetrie).

Questionario somministrato

Report dei questionari ritornati (in forma anonima)

Checklist dei siti istituzionali

E’ stata effettuata la mappatura di verifica dei siti web degli enti competenti nei 38 Comuni capo distretto della Regione Emilia Romagna, rispetto agli obblighi di legge relativi alla comunicazione.

Checklist (in forma anonima)

 

Evento formativo  

Il Comune di Parma e Mediagroup98 Società Cooperativa hanno organizzato il seminario:  

“La disponibilità dell’alloggio nel diritto all’unità familiare e nel soggiorno di lungo periodo UE degli stranieri”

26 maggio 2015  – Parma, Sala Conferenze “Luigi Anedda” Via Gorizia 2A

Relatore: Paolo Bonetti – Professore associato di diritto costituzionale nell’Università degli studi di Milano-Bicocca, membro del Consiglio direttivo dell’ASGI

Video dell’evento